Referendum Giustizia 2026: Il fronte del “Sì” trema. Scontri Meloni-Nordio e l’ombra del sorpasso

l cammino verso il referendum costituzionale sulla giustizia del 22 e 23 marzo si fa improvvisamente in salita per il governo. Quella che doveva essere la “madre di tutte le riforme” sta trasformandosi in un terreno minato per il centrodestra. Gli ultimi sondaggi, che vedono il “No” in vantaggio di circa 2 punti in scenari di bassa affluenza, hanno innescato un terremoto politico tra Palazzo Chigi e via Arenula.
Sondaggi shock: il “No” mette la freccia
Secondo le ultime rilevazioni (tra cui YouTrend e Ixé), il fronte del “Sì” ha perso il suo smalto iniziale. Se in uno scenario di alta affluenza il centrodestra potrebbe ancora spuntarla, il dato preoccupante riguarda il disimpegno degli elettori: con una partecipazione stimata sotto il 50%, il “No” sarebbe avanti del 51,1% contro il 48,9% del “Sì”.
Questa forbice di 2 punti ha rotto l’idillio comunicativo della maggioranza, svelando le prime, profonde crepe tattiche.
Lo scontro interno: Meloni vs Nordio
Al centro della tempesta c’è il rapporto tra la premier Giorgia Meloni e il Guardasigilli Carlo Nordio.
* La linea Nordio: Il Ministro preme per una campagna identitaria e frontale, incentrata sulla separazione delle carriere e sul sorteggio dei membri del CSM, convinto che il “cuore” del programma di centrodestra basti a mobilitare le masse.
* La prudenza di Meloni: La Premier, scottata dai precedenti storici (il fantasma del referendum di Renzi del 2016 è sempre presente), valuta seriamente di esporsi di meno. L’obiettivo è chiaro: evitare che il voto si trasformi in un plebiscito sulla sua persona o sulla stabilità dell’esecutivo.
> Nota politica: Meloni ha già dichiarato che non si dimetterà in caso di sconfitta, ma un “No” alle urne sarebbe un colpo durissimo alla sua leadership internazionale e interna.
>
Centrodestra diviso: Lega e Forza Italia ai ferri corti
Non va meglio tra gli alleati. La strategia di comunicazione è diventata terreno di scontro:
* Forza Italia: Spinge per toni più garantisti e moderati, cercando di intercettare il voto dell’area di centro (Azione e Italia Viva).
* Lega: Matteo Salvini, che ha fatto della riforma della giustizia una bandiera storica, chiede una mobilitazione totale “pancia a terra”, temendo che un profilo basso faccia scivolare il referendum nell’irrilevanza.
Questo dualismo sta generando messaggi confusi, lasciando gli elettori incerti sul reale impatto della riforma (separazione delle carriere, Alta Corte disciplinare e sorteggio).
La nuova strategia: verso un “basso profilo”?
Fonti vicine a Palazzo Chigi suggeriscono un cambio di rotta imminente. Se il trend dei sondaggi non dovesse invertirsi entro i primi di marzo, Meloni potrebbe scegliere la via della “de-politicizzazione”:
* Meno comizi di piazza.
* Più spazio a tecnici e giuristi.
* Narrazione incentrata sull’efficienza dei processi piuttosto che sullo scontro con la magistratura.
Basterà questo a frenare la rimonta del “Campo Largo” e dell’ANM (Associazione Nazionale Magistrati), che vedono nel “No” l’ultima barriera a difesa dell’indipendenza giudiziaria?
FAQ Veloci sul Referendum Giustizia 2026
* Quando si vota? 22 e 23 marzo 2026.
* Serve il quorum? No, essendo un referendum costituzionale (ex art. 138), vince chi ottiene più voti, a prescindere dall’affluenza.
* Cosa prevede la riforma? Separazione delle carriere tra giudici e PM, sorteggio per i membri del CSM e istituzione dell’Alta Corte disciplinare.
