Per la prima volta in Italia, Consultorio Mitologico

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Consultorio Mitologico
Il Mito come Oracolo contemporaneo
diMITO (Enrique Baeza e Quim Bonastra)
a cura di Alex Brahim e Giovanna Cicutto
Per la prima volta in Italia, in occasione della Biennale di Venezia, in Piazza San Marco negli spazi del Monaco & Grand Canal, il collettivo spagnolo MITO
Tra arte, parola, indagine sociale, dall’8 maggio al 22 novembre un dispositivo partecipativo per interrogare il presente
Piazza San Marco presso Hotel Monaco e Grand Canal
P.za San Marco, 1332/1238, 30100 Venezia VE
Press preview su prenotazione: 8 maggio ore 18.00
Presskit scaricabile al seguente link: https://drive.google.com/drive/folders/1ram8DgkwPxWRcb3FBPbmRk-OrfQxUjtH?usp=share_link
In un tempo in cui ogni domanda sembra trovare una risposta immediata, in cui interroghiamo continuamente sistemi invisibili alla ricerca di orientamento, nasce un dispositivo che ribalta il paradigma: non è più la macchina a fornire certezze, ma a restituire il mistero. Dai miti indiani alle tradizioni oracolari che attraversano culture e geografie, fino agli idoli contemporanei e alle ricerche ossessive di risposte che governano il presente, arriva per la prima volta in Italia dall’8 maggio al 22 novembre a Piazza San Marco, negli spazi dell’Hotel Monaco e Grand Canal, in occasione della 61° Biennale di Venezia, Consultorio Mitologico, del duo spagnolo MITO (Enrique Baeza e Quim Bonastra) a cura di Alex Brahim e Giovanna Cicutto: un dispositivo artistico, sociale e collettivo che indaga il contemporaneo riportandone in superficie le contraddizioni, agendo come strumento di critica e come dispositivo linguistico capace di generare nuove forme di senso.
In un’epoca ossessionata dalle risposte, Consultorio Mitologico – Promosso da Loffredo Foundation for Arts & Inclusion e Iconic Art System – riporta al centro il valore della domanda, dell’incertezza, dell’ascolto di ciò che non è immediatamente visibile.
Una cabina telefonica.
Un interrogativo sul mondo.
Un’analisi sul presente.
Un biglietto che restituisce una risposta.
Una frase che può essere previsione, intuizione, interpretazione mistica o gioco linguistico. Una risposta che non chiarisce, ma apre. Che non risolve, ma risuona.
È questo Consultorio Mitologico: un’opera che trasforma un gesto quotidiano — porre una domanda — in un’esperienza simbolica e collettiva, in cui il pensiero contemporaneo si intreccia con il mito, e il linguaggio si fa oracolo.
Aperta dall’8 maggio al 22 novembre nel cuore di Venezia, l’opera, creata dal duo artistico MITO e curata da Alex Brahim e Giovanna Cicutto, si costruisce a partire dagli spettatori stessi, chiamati non solo a fruire ma a partecipare attivamente a un processo di interrogazione e restituzione.
Un’opera d’arte “collettiva” e partecipata, che si colloca dalla parte dei sussurri, delle voci lasciate indietro e marginalizzate, accogliendo l’intuizione di Koyo Kouoh secondo cui oggi stiamo imparando ad ascoltare non ciò che si impone con forza, ma ciò che emerge da altri luoghi. È qui che nasce l’opera, macchina che rende udibili trame inattese, oracolo contemporaneo che non predice il futuro, ma interroga il presente,
“Ciò che nella cabina appare come un’operazione minima rimanda in realtà a una pratica più ampia e estremamente precisa” spiegano i curatori. “MITO lavora da anni sui miti che si naturalizzano come senso comune e continuano a organizzare immaginari, comportamenti e forme di autorità nella piena contemporaneità. Non si limita a segnalarli: li interviene, li riconfigura e li restituisce allo spazio pubblico sotto nuove condizioni di lettura e di utilizzo.In Enrique Baeza questa operazione si manifesta attraverso la frase breve, la densità verbale e un uso del linguaggio capace di muoversi tra slogan, formula evocativa e scarica critica. In Quim Bonastra emerge invece nel posizionamento, nella lettura spaziale del dispositivo e nel modo in cui un’opera è in grado di riorganizzare la scena sociale che la circonda. Consultorio Mitologico concentra entrambe queste linee con una sintesi rara, trasformando una consultazione in situazione, una risposta in oggetto e un mito in protocollo di orientamento. Ogni risposta risponde a un sistema di selezione che introduce un margine di aleatorietà: non tutto è determinato, ma nulla è del tutto arbitrario. Le frasi circolano all’interno di questo regime, dove ogni apparizione mantiene una relazione con la domanda senza fissarsi completamente ad essa. È un modo di funzionamento che appartiene al nostro presente e che l’opera attiva senza bisogno di dichiararlo”.
MITO è un collettivo artistico con base a Barcellona che lavora nei, con, a partire da e attraverso i miti che configurano la nostra realtà, intrecciando l’arcano e l’archetipico con gli stereotipi, le credenze e gli idoli della contemporaneità. MITO opera attraverso la creazione collettiva e il contraconoscimento, sviluppando progetti a partire dai dibattiti contemporanei su temi sociali, di genere, ambientali, politici, medici, religiosi e artistici. Collabora con artisti, esperti di diverse discipline e comunità, con l’obiettivo di generare nuovi miti capaci di aiutarci a comprendere il presente. Il collettivo si distingue per una visione dell’arte come insieme di pratiche aperte e in continuo divenire, in grado di dare senso ai mondi che abitiamo, promuovendo processi di co-creazione con i pubblici attraverso metodologie eterogenee, tra cui lo sviluppo di software e dispositivi relazionali attivati insieme alla comunità. Allo stesso tempo, lavora con produzioni culturali ed estetiche esistenti per amplificarne il potenziale mitogenico. Il lavoro di MITO ha raggiunto una dimensione internazionale, con progetti presentati in contesti come la Biennale di Venezia, la University of Technology Sydney, il MACBA, il Festival di Architettura MODEL, Forma de Balaguer, l’Eye’s Walk Festival di Syros (Grecia), la Fundació Vila Casas, La Gòtika, La Panera, TPK e il MUHBA, tra gli altri. La sua pratica si configura come una trasformazione immaginativa e speculativa del mondo attraverso l’arte, capace di attivare nuove costruzioni di soggettività orientate al futuro.
Iconic Art System nasce con l’obiettivo di ridefinire il modo in cui l’arte contemporanea dialoga con la società, il mercato e l’inclusione. Iconic non è una galleria nel senso tradizionale del termine, ma un ecosistema culturale integrato: una rete di progetti, spazi ed esperienze che utilizzano l’arte come strumento di impatto reale, culturale e sociale. Alla base del sistema vi è una missione chiara: sostenere la produzione artistica contemporanea, valorizzare il talento emergente e affermato, e generare valore che ritorni alla comunità. In questo percorso, Iconic Art System opera in stretta sinergia con la Loffredo Foundation for Arts & Inclusion, fondazione che si occupa di scouting, tutela e accompagnamento di artisti emergenti, con particolare attenzione a pratiche inclusive e a percorsi che spesso restano ai margini dei circuiti tradizionali. La Fondazione rappresenta il cuore etico e progettuale del sistema, mentre Iconic ne è la piattaforma operativa e di visibilità.
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