Remare oltre ogni limite: a Roma il finale dello Special Olympics Rowing Meeting 2026

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| Remare oltre ogni limite: a Roma il finale dello Special Olympics Rowing Meeting 2026Dalla Libia alla Capitale, il viaggio di Rabte Mohmed racconta il potere dello sport nel cambiare vite e culture |
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| Roma, 26 aprile 2026 – Special Olympics Rowing Meeting: a Roma si chiude la terza e ultima giornata tra gare e premiazioni. La storia di Rabte Mohmed, simbolo di resilienza e inclusione «Dopo il 2011 in Libia è cambiato molto: prima non c’era consapevolezza sul potenziale delle persone con disabilità. Oggi, grazie anche al lavoro con i media, c’è più sensibilità. Lo sport ha un potere unico: cambia la mentalità delle persone.»La sua presenza al Meeting è un simbolo potente di resilienza e determinazione: prima atleta olimpico, oggi paralimpico, Rabte incarna lo spirito di chi non si arrende e trova nello sport una nuova strada. |
Si è conclusa oggi, presso il Reale Circolo Canottieri Tevere Remo, la terza e ultima giornata dello Special Olympics Rowing Meeting, in programma dal 24 al 26 aprile. Un evento che ha unito atleti provenienti da diversi Paesi nel segno dello sport inclusivo, culminato in una cerimonia di premiazione carica di emozione e partecipazione.Tra le storie più significative emerse in questi giorni, quella di Rabte Mohmed, 37 anni, originario di Zuara, in Libia. Ingegnere e atleta, Rabte ha raccontato un percorso di vita profondamente segnato dallo sport e dalla capacità di rinascere dopo un evento traumatico.«La Libia ha oltre 2.000 km di costa: il mare è parte della nostra identità. Tutti nuotano, pescano, vivono l’acqua. Per me, remare è sempre stato tutto», racconta Rabte, che dal 2006 è stato atleta della federazione di canottaggio olimpico di Tripoli, partecipando ai campionati nazionali libici (precedentemente noti come Campionato Rafata) e gareggiando anche a livello internazionale in Tunisia, Egitto e Marocco.La sua carriera sportiva subisce una drammatica interruzione nel 2011, durante la guerra in Libia, la prima guerra civile libica iniziata nel febbraio di quell’anno come rivolta popolare contro il regime quarantennale di Muammar Gheddafi e poi degenerata in un conflitto armato interno, che gli costa la perdita del braccio sinistro.«Ho perso il mio braccio e con lui sembrava di aver perso tutto, anche l’amore della mia vita, il canottaggio. Ho detto alla mia famiglia: datemi tempo per piangere. Poi ho iniziato a chiedermi come avrei fatto a tornare a remare.»La risposta arriva grazie a un viaggio negli Stati Uniti, in Pennsylvania, dove riceve una protesi che gli consente di tornare in barca. «Non sapevo quando né come, ma ero certo che sarei tornato a remare. E così è stato.»Rientrato in Libia, Rabte intraprende un nuovo percorso come atleta paralimpico. Su richiesta del Presidente della federazione, contribuisce a costituire ed allenare un team nazionale composto da atleti con disabilità, assente dal 2011, coinvolgendo numerosi giovani del suo territorio. «Nella federazione paralimpica ho trovato persone straordinariamente gentili. In Libia, Special Olympics e Comitato Paralimpico coincidono: sono un’unica realtà per tutti gli sport.»Una condizione diversa rispetto all’Italia, dove, pur collaborando strettamente, Special Olympics e il Movimento Paralimpico restano entità distinte, con modalità organizzative differenti ma unite dallo stesso obiettivo: la piena inclusione attraverso lo sport.Oggi Rabte è a Roma, in gara insieme agli atleti Special Olympics, rappresentando il suo Paese in un contesto internazionale che celebra non solo la competizione, ma soprattutto la condivisione e la crescita personale.
