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La Chiesa di Nostra Signora del Cadore di Corte delle Dolomiti

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La Chiesa di Nostra Signora del Cadore di Corte delle Dolomiti
Un capolavoro di architettura rimasto completamente integro dalla consacrazione del 1961
©Corte delle Dolomiti_facciata di Nostra Signora del CadoreScarica le immagini e il testo in Word o PDFBorca di Cadore, 22 luglio 2026 – La Chiesa di Nostra Signora del Cadore, autentico gioiello di architettura sacra contemporanea domina dall’alto Corte delle Dolomiti, l’ex Villaggio ENI di Borca di Cadore (BL)uno dei progetti urbanistici più visionari mai realizzati in Italia. Mattei immaginò, infatti, un villaggio destinato alle vacanze dei dipendenti dell’azienda e delle loro famiglie, un luogo dove trovassero benessere, natura, cultura e qualità nell’architettura e nei servizi. 
Mattei affidò l’intero piano urbanistico a Edoardo Gellner, uno dei maggiori architetti italiani del secondo dopoguerra, il quale progettò fin dall’inizio la chiesa come il vero fulcro dell’intero insediamento. In alcuni suoi scritti, Gellner racconta, infatti, che la chiesa avrebbe dovuto rappresentare l’elemento dominante del villaggio e che ai suoi piedi avrebbe dovuto svilupparsi un grande centro collettivo con alberghi, spazi commerciali, sale per conferenze, luoghi di incontro e servizi destinati a fare di Corte di Cadore – questo era il nome originario del villaggio – un moderno complesso in montagna. Quel progetto non venne mai completato nella sua interezza – alla morte di Mattei nel 1962, il progetto fu abbandonato -, ma la chiesa rimase il cuore ideale dell’intero complesso, continuando ancora oggi a raccontare l’ambizione culturale e sociale che aveva animato quella straordinaria stagione dell’architettura italiana.©studiodivetroblu_Hotel Boite e a destra la chiesa Nostra Signora del Cadore in posizione dominante, ma perfettamente inserita nel contesto naturalisticoLa storia di Nostra Signora del Cadore inizia il 27 agosto 1956, quando Gellner ricevette ufficialmente l’incarico di progettare la nuova chiesa. Soltanto pochi giorni più tardi, il primo settembre, propose di collaborare al progetto a Carlo Scarpa, maestro assoluto nell’uso del cemento armato, dell’acciaio e del dettaglio costruttivo, intuendo che dalla sinergia tra due personalità così diverse avrebbe potuto nascere qualcosa di unico. Scarpa accettò con entusiasmo e i due iniziarono un intenso lavoro progettuale. In poco più di un mese il progetto era già completo e pronto per essere inviato a Roma. Il 6 gennaio 1957 Enrico Mattei espresse la propria piena soddisfazione, apprezzando in modo particolare la straordinaria eleganza del campanile, destinato a diventare uno degli elementi più riconoscibili dell’intero villaggio. Alta cinquantacinque metrila slanciata guglia in acciaio si innalza ancora oggi verso il cielo dolomitico con una leggerezza sorprendenteimpreziosita da croci a quattro bracci e da sfere decorative dorate che raccontano uno degli episodi più curiosi della collaborazione tra i due architetti. Durante la progettazione nacque, infatti, una lunga discussione sul diametro di queste sfere. Gellner le immaginava di venti centimetri, Scarpa le preferiva di dodici. Dopo un lungo confronto raggiunsero un compromesso fissandone il diametro a quattordici centimetri. Gellner, convinto che una misura leggermente maggiore avrebbe garantito un migliore equilibrio visivo, fece però realizzare le sfere di diciotto centimetri senza avvisare il collega. Quando Scarpa vide il risultato finale osservò soddisfatto: «Hai visto, Gellner, che avevo ragione?». Gellner non rivelò mai a Scarpa la sua ultima decisione. ©Corte delle Dolomiti_la guglia di Nostra Signora del CadoreLa collaborazione tra Gellner e Scarpa fu intensa e anche ricca di episodi curiosi. Scarpa lavorava seguendo un metodo del tutto personale. Non disegnava mai in silenzio. Accanto a lui era sempre presente un assistente di studio incaricato non soltanto di affilargli continuamente le matite, ma soprattutto di ascoltare i suoi lunghi ragionamenti. Scarpa progettava parlando ad alta voce, commentando ogni linea che tracciava sul foglio, trasformando il disegno in una sorta di monologo continuo nel quale ogni dettaglio veniva discusso, corretto e ripensato. Era un autentico perfezionista, capace di dedicare giornate intere alla progettazione di una semplice cerniera, di una serratura, di una maniglia o di un sistema di apertura. Anche nella chiesa di Nostra Signora del Cadore questa ricerca quasi ossessiva del dettaglio emerge in molti elementi architettonici. Tra i più sorprendenti vi è la grande parete scorrevole posta sul fronte dell’edificio, una sofisticata soluzione tecnica che permette di unire la navata interna con il sagrato esterno, creando una continuità tra spazio sacro e paesaggio circostante. Ancora oggi questa soluzione rappresenta uno degli aspetti più innovativi della chiesa e testimonia la straordinaria modernità del progetto.©Press Way_navata centrale con altare di Nostra Signora del CadoreAnche la storia dell’altare rivela quanto questa chiesa fosse in anticipo sui tempi. Gellner aveva, infatti, progettato l’altare affinché il sacerdote celebrasse rivolto verso i fedeli, ispirandosi a quanto aveva osservato nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano. Quando però il progetto venne sottoposto alla Commissione Diocesana per l’Arte Sacra, la proposta fu respinta con decisione perché allora soltanto il rito ambrosiano consentiva questa disposizione liturgica. Mattei non si arrese e chiese consiglio a monsignor Antonio Olivotti, vescovo ausiliario di Treviso, che frequentava spesso Borca di Cadore visitando i ragazzi ospitati nella colonia estiva dell’ENI. Il presule osservò che la chiesa, essendo di proprietà privata, non era obbligata a seguire le prescrizioni della commissione diocesana. L’altare venne quindi costruito secondo l’idea originale di Gellner. Soltanto cinque anni più tardi il Concilio Vaticano II avrebbe introdotto proprio quella soluzione, imponendo nelle chiese cattoliche la celebrazione “versus populum”. Il progetto aveva anticipato la storia.
Se Scarpa lasciò un’impronta determinante nella definizione di molti dettagli costruttivi, fu però Gellner a portare a termine buona parte del lavoro esecutivo. Negli ultimi mesi del cantiere Scarpa divenne sempre meno reperibile, costringendo il collega a completare autonomamente moltissimi disegni e a trovare nuove soluzioni progettuali. Sono opera di Gellner la particolare sistemazione dell’organo e la splendida acquasantiera ricavata da un unico blocco di marmo rosso di “Verzegnis”, proveniente dalla Carnia, che ancora oggi accoglie i visitatori all’ingresso della chiesa. Questo perfetto equilibrio tra la fantasia creativa di Scarpa e il rigore progettuale di Gellner rappresenta uno degli elementi più affascinanti dell’intero edificio, dove ogni dettaglio appare pensato come parte di un’unica grande composizione architettonica.©Archivio StudiogellnerLe differenze caratteriali tra i due architetti emergono anche in episodi decisamente più leggeri. La moglie di Gellner, infatti, non nutriva particolare simpatia per Scarpa. Ogni volta che lo invitava a cena, l’architetto veneziano trovava qualcosa da criticare nei piatti preparati. L’episodio definitivo arrivò quando Scarpa espresse un giudizio poco lusinghiero sul roastbeef servito a tavola. Da quel momento la signora Gellner proibì al marito di invitarlo nuovamente e ribattezzò Scarpa “l’architetto Ciabatta”. 
Oggi la Chiesa di Nostra Signora del Cadore rappresenta un caso praticamente unico nel panorama italiano. Pur essendo una chiesa consacrata e regolarmente destinata al culto, appartiene, infatti, a un soggetto privato, la società Mi.no.ter. (proprietaria anche dell’intero complesso di Corte delle Dolomiti), che ne custodisce la proprietà e ne garantisce la conservazione. Entrando nella navata si percepisce ancora l’atmosfera pensata da Gellner e Scarpa oltre sessant’anni fa: ogni materiale, ogni arredo liturgico, ogni dettaglio della luce, ogni soluzione costruttiva raccontano una stagione irripetibile dell’architettura italiana. Per decenni questa preziosa opera è stata custodita con straordinaria dedizione da padre Simpliciano, un umile frate francescano che, su incarico personale di Enrico Mattei, si prese cura quotidianamente della chiesa con discrezione e amore, garantendone la conservazione e mantenendola sempre viva come luogo di fede oltre che di cultura. La sua presenza silenziosa ha contribuito a preservare un patrimonio che oggi continua ad affascinare architetti, studiosi e semplici visitatori provenienti da tutta Italia.©Corte delle Dolomiti_interno di Nostra Signora del Cadore allestito per un matrimonioLa chiesa domina ancora il paesaggio esattamente come era stata immaginata nel progetto originario, dialogando con il bosco, con le montagne e con gli edifici del villaggio attraverso un linguaggio architettonico sorprendentemente attuale. Durante la stagione estiva la proprietà apre gratuitamente la chiesa ogni fine settimana, dalle ore 10 alle 17offrendo a residenti e turisti la possibilità di ammirare da vicino uno dei massimi esempi di architettura sacra del Novecento. Non si tratta soltanto di una visita culturale: questo luogo continua, infatti, a vivere attraverso celebrazioni religiosematrimonianniversari di nozze e concerti che valorizzano l’acustica e l’atmosfera raccolta dell’edificio.
Il 7 agosto alle 21, ad esempio, nell’ambito del Dolomiti Blues & Soul Festival, vi si esibiranno i Superdownhome, un duo italiano che riesce a creare un suono sorprendentemente intenso grazie all’alternanza di chitarre acustiche ed elettriche, armonica, percussioni e voci. 
Grazie alla sua ottima acustica, la chiesa di Nostra Signora del Cadore sarà teatro di altri 2 eventi estivi: il concerto del Coro di San Vito di Cadore, insieme ai Kropya, un gruppo di giovani cantori di Pieve di Livinallongo, il 4 agosto alle ore 21 e la 33^ rassegna di “Organi Storici in Cadore” con concerto il 9 agosto alle 18.
Inoltre, da domenica 28 giugno nel sagrato inferiore della Chiesa di Nostra Signora del Cadore campeggia la Cappella del Suono, un’installazione in legno creata nel 2025 dal collettivo Studio.Carraldo di Innsbruck per il Festival delle Microarchitetture di Pesaro, il cui progetto è stato finalista al Wood Architecture Prize by Klimahouse edizione 2026. La particolarità della Cappella del Suono è appunto l’effetto acustico che produce quando i listelli di legno verticali di cui è composta si toccano fluttuando o per effetto del vento o per azione umana. A questa dimensione sonora si affianca il gioco di luce, ombra e trasparenza che muta con il corso del sole, rendendo il padiglione uno spazio dal forte valore atmosferico. Una panca, che attraversa la struttura dall’interno verso l’esterno, accompagna chi visita l’installazione. La Cappella del Suono resterà nel Villaggio di Corte delle Dolomiti fino al 28 settembre 2026.©Corte delle Dolomiti_Cappella del Suono nel sagrato inferiore di Nostra Signora del CadoreQui il link al video del momento dell’installazione della Cappella del Suono nel sagrato della chiesa di Nostra Signore del Cadore: https://www.edoardogellner.org/cappella-del-suonoPer ulteriori informazioni su Corte delle Dolomiti: cortedelledolomitiresort.itCorte delle Dolomiti è un progetto di ospitalità diffusa situato a Borca di Cadore (BL), nel cuore delle Dolomiti Patrimonio UNESCO. Nato dal recupero e dalla valorizzazione dell’ex Villaggio Eni voluto a metà degli anni ’50 dal Presidente Enrico Mattei e realizzato dall’architetto Edoardo Gellner, il complesso rappresenta un esempio unico di integrazione tra architettura, natura e cultura alpina. Oggi, Corte delle Dolomiti propone un’esperienza di soggiorno autentica e sostenibile, tra architettura, design, benessere e scoperta del territorio. Fanno parte di Corte delle Dolomiti l’Hotel Boite, il Residence Corte, la Corte SPA, il Campeggio, iCorte Mountain Lab e SuperCorte, un parco avventura nel bosco privato.Per ulteriori informazioni
 
Corte delle Dolomiti
Tel.: (0039) 0435 48061 Alessandro Carpana, assistente alla direzione info@cortedelledolomitiresort.it
www.cortedelledolomitiresort.it
 
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