Lifestyle

L’Arteterapia per uscire dallo stress post-Covid, l’intervento di Matteo Mauro

L’Arteterapia per uscire dallo stress post-Covid, l’intervento di Matteo Mauro
Aumentano ansia e disturbi del sonno tra gli italiani, ma si possono risolvere con l’arteterapia

In Canada viene prescritta al pari di un medicinale. Matteo Mauro: “La potenza empatica dell’arte può incidere profondamente sulla psiche. Collezionisti e visitatori scrivono regolarmente al nostro studio per comunicarci che l’interazione con le nostre opere li aiuta a ristabilire il proprio equilibrio interiore. Durante il lockdown, dedicarmi alle sculture mi ha aiutato moltissimo”

Più ansiosi e con difficoltà a dormire bene. Così si sono ritrovati milioni di italiani all’indomani del lockdown, come dimostrano diversi studi recenti. Secondo l’Università Vita-Salute San Raffaele i disturbi del sonno interessano oggi oltre una persona su due (55%), e quasi una su tre (30%) si sente depressa. Dallo studio della Fondazione Libellula, emerge, un sensibile aumento di irritabilità, insonnia e agitazione, soprattutto tra le donne: più della metà (52%) si sente triste e c’è una diffusa paura nei confronti del futuro, soprattutto lavorativo.

Una situazione di forte stress emotivo, che non può e non deve essere ignorata né da chi la prova, né da medici e politici, che devono impegnarsi per risolverla al più presto, prima che si trasformi in un disagio profondo e permanente. Tra i rimedi più semplici ed immediati per contrastare queste emozioni negative c’è l’arteterapia.

Che l’arte faccia bene alla salute e alla mente è, ormai, cosa certa, al punto che in Canada i medici possono prescrivere “visite ai musei” come cura, al pari di qualsiasi altra medicina, e i visitatori con prescrizione medica avranno accesso gratuito. L’arteterapia prevede che il soggetto si circondi di arte e bellezza, ma anche che ne produca egli stesso, prendendo parte a performance o realizzando delle opere. Uno strumento potente, eppure in Italia, la patria delle arti, è percepita dalla maggior parte delle persone solo come qualcosa di complementare, e non come una vera e propria terapia curativa.

“Paul Klee disse ‘L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non lo è’. Quando si produce una qualsiasi opera, si dà forma al proprio mondo interiore, e questo consente di mettere a fuoco ciò che si ha dentro, ritrovare un ordine e acquisire maggior consapevolezza di sé. – Ha commentato Matteo Mauro, eclettico artista siciliano, che da anni vive a Londra – Anche ammirare delle opere d’arte può essere di aiuto, perché in quel linguaggio così diretto e soggettivo, ognuno può ritrovare se stesso, le proprie paure e i propri sogni. Mi è capitato più volte che un nostro acquirente o visitatore, dopo aver comprato o visto una mia opera, ci ricontattasse per dirci che grazie a quel quadro o quella scultura aveva ritrovato un equilibrio interiore. Spesso accade con alcune delle opere della serie ‘Micromegalic Inscriptions’, in particolare per Fictional Landscapes. Quelle linee infinite, che ad una prima occhiata sembrano caotiche e tumultuose, dopo un po’ che vengono fissate, su molte persone hanno l’effetto opposto, come se osservando a lungo quel caos nel quale proiettano il loro mondo interiore, potessero ordinarlo e trovare l’accesso ad una finestra sul mondo che non c’è”

Nel nostro paese, l’arteterapia è utilizzata spesso come terapia di supporto nel trattamento di patologie come Alzheimer o Parkinson, o proposta agli anziani, a persone con disabilità o con disturbi di personalità e di dipendenza (tossicodipendenza, alcolismo). In Italia, però, l’arteterapia oggi è ancora considerata come una terapia psicodinamica, mentre in altri paesi come il Regno Unito, gli Stati Uniti d’America e il Canada, è riconosciuta come una vera e propria psicoterapia.

“Non sono un medico e non voglio dare consigli terapeutici, ma, in base alla mia esperienza personale, l’arte, sia il crearla che l’assorbirla, è davvero di grande aiuto nei momenti di difficoltà psichica ed emotiva. – Prosegue Mauro – Oltre ai feedback di chi mi ha detto di aver tratto giovamento dalle mie opere, ho potuto sperimentarlo sulla mia pelle. Durante il lockdown ho provato sentimenti molto forti e contrastanti. Incertezza ed angoscia per me e per un pianeta dal futuro incerto. In quei giorni ho deciso di dedicarmi alla scultura, realizzando opere che esprimessero ciò che sentivo, senza bisogno di parole. Devo dire che questo mi ha aiutato moltissimo, mi ha fatto stare meglio, consentendomi di rapportarmi agli altri in modo più sereno e di offrire sostegno a chi aveva difficoltà ad affrontare il momento.”

FONTE : ALESSANDRO MAOLA COMUNICAZIONE