Cronaca

USA–UE: la nuova faglia della politica globale

USA–UE: la nuova faglia della politica globale

USA–UE: la nuova faglia della politica globale

Tra dazi, rimborsi miliardari e accordi che vacillano, il 2026 si apre con un’Europa sotto pressione e un’America pronta a riscrivere le regole del commercio.

Il 2026 non è iniziato come un anno qualunque. Le due sponde dell’Atlantico, che negli ultimi anni avevano faticosamente ricucito un rapporto segnato da tensioni commerciali e divergenze strategiche, tornano oggi a guardarsi con sospetto. Da un lato gli Stati Uniti di Donald Trump, al suo secondo mandato non consecutivo, decisi a rimettere mano ai meccanismi del commercio internazionale. Dall’altro un’Unione Europea che tenta di difendere un equilibrio fragile, mentre un accordo chiave rischia di saltare proprio alla vigilia della sua ratifica.

Il nodo americano: cosa può fare davvero Trump

La sentenza della Corte Suprema americana ha aperto un fronte inatteso: la possibile restituzione dei dazi considerati “non dovuti”. Una questione tecnica, certo, ma dagli effetti potenzialmente esplosivi. Parliamo di oltre 130 miliardi di dollari in sospeso, una cifra che potrebbe generare caos amministrativo e tensioni politiche.

La Casa Bianca, però, appare convinta di poter gestire la situazione con rapidità. Tutti i pagamenti sono stati effettuati elettronicamente, e questo – secondo l’amministrazione – permetterebbe rimborsi veloci e controllati. Ma la vera domanda è un’altra: Trump userà questa leva per ridisegnare i rapporti commerciali globali?

I settori più esposti non sono marginali. La farmaceutica, che esporta per 70 miliardi, teme contraccolpi sulle intese individuali costruite negli ultimi anni. L’acciaio e l’alluminio, già colpiti da tariffe del 50%, non vedono spiragli immediati. Il messaggio politico è chiaro: Washington vuole tornare a dettare le condizioni.

Il fronte europeo: un accordo che rischia di saltare

Se negli USA il tema è la gestione dei dazi, in Europa il problema è la tenuta politica. L’accordo Ue–Usa firmato in Scozia a luglio, presentato come un passo avanti verso una nuova stabilità commerciale, rischia ora di bloccarsi. La ratifica prevista per martedì è improvvisamente diventata incerta.

Il motivo? L’inasprimento delle condizioni americane, giudicate da Bruxelles già sfavorevoli nella loro versione originaria. Ursula von der Leyen, al suo secondo mandato alla guida della Commissione, si trova a gestire un equilibrio delicatissimo: difendere l’unità europea senza far deragliare un patto strategico.

Nel frattempo, leader come Merz e Macron chiedono una risposta politica più decisa, mentre i settori economici più esposti – dall’agroalimentare all’arredamento – temono un 2026 ancora più negativo. Solo il comparto del vino rischia danni superiori al miliardo.

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La sensazione è che l’Unione Europea si trovi davanti a un bivio. Accettare condizioni più dure per mantenere aperto il dialogo con Washington, oppure irrigidirsi e rischiare una nuova stagione di tensioni commerciali. In entrambi i casi, il prezzo politico sarà alto.

Il 2026, insomma, si sta rivelando un anno di verità. Gli Stati Uniti vogliono riscrivere le regole del gioco. L’Europa deve decidere se giocare la partita o limitarsi a subirla.