Cronaca

Tensione nel Golfo: scatta la “caccia alle spie” tra droni iraniani e arresti di massa

Tensione nel Golfo

Tensione nel Golfo: scatta la “caccia alle spie” tra droni iraniani e arresti di massa


DUBAI – Il Medio Oriente brucia e la paranoia bellica si sposta dal campo di battaglia alle strade delle città. Dopo l’attacco dei droni iraniani che ha colpito un deposito di carburante vicino all’aeroporto di Dubai, nelle monarchie del Golfo è scattata una massiccia operazione di sicurezza: decine di arresti, fermi di turisti e un clima di sospetto che colpisce soprattutto la folta comunità iraniana residente.

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Tutto è iniziato lunedì, quando una colonna di fumo nero si è alzata sopra Dubai. Un drone, presumibilmente lanciato dalle forze di Teheran, ha centrato un obiettivo sensibile mandando in tilt il traffico aereo e infrangendo il senso di sicurezza degli Emirati Arabi Uniti. Da quel momento, la risposta delle autorità non si è fatta attendere, ma ha assunto i contorni di una vera e propria “caccia alle streghe” tecnologica e umana.

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Le autorità locali hanno diffuso immagini segnaletiche di diverse persone sospettate di spionaggio o di aver collaborato, anche involontariamente, con il nemico. Tra i fermati non ci sono solo agenti segreti professionisti, ma anche semplici turisti colpevoli di aver filmato col cellulare i droni in volo o i siti colpiti.
A Dubai e in Kuwait la tensione è altissima. Il sospetto è che tra i milioni di residenti stranieri si nascondano “cellule dormienti” pronte a fornire coordinate GPS o a documentare i danni per conto del regime iraniano. “Le accuse a volte sono solo una scusa per colpire gli oppositori politici”, dicono alcune fonti dal Bahrein, dove i processi per direttissima possono portare anche alla pena di morte.


Al centro di questa tempesta ci sono gli iraniani che vivono e lavorano nel Golfo da anni. Gente che è scappata dal regime di Teheran e che ora si ritrova stretta tra due fuochi: la paura delle ritorsioni di una patria che non riconoscono e il sospetto dei vicini che li guardano come potenziali sabotatori. “Le scuole sono chiuse, meglio così”, confida un residente a Dubai, “non voglio che i miei figli siano additati in classe. Viviamo nel terrore di un errore o di una parola di troppo”.
La guerra dei droni e dei social
Mentre i cieli si riempiono di droni, le autorità monitorano i social network. Chiunque pubblichi video che mostrano la vulnerabilità delle difese locali o che “esaltano” le azioni dell’Iran rischia l’arresto immediato. Negli Emirati, l’uso di software di spionaggio e il monitoraggio costante hanno portato all’identificazione di decine di individui che avrebbero “passato informazioni sensibili” tramite semplici chat di messaggistica.
Uno scenario regionale instabile
La crisi nel Golfo non è isolata. La stessa pagina di cronaca riporta scontri tra Pakistan e Afghanistan, con Kabul che denuncia un raid pakistano su un ospedale con oltre 400 vittime. Il Medio Oriente appare come un mosaico di conflitti interconnessi dove la tecnologia dei droni ha cambiato le regole del gioco, rendendo ogni cittadino un potenziale osservatore e, agli occhi della polizia, una potenziale spia.
In questo scenario, il Consiglio Europeo si appresta a discutere il tema dei costi energetici e della sicurezza nello Stretto di Hormuz, ma la sensazione è che la diplomazia stia faticando a rincorrere una scacchiera che cambia troppo velocemente sotto i colpi delle esplosioni.